Un nuovo studio di grande rilevanza ha cambiato il modo in cui gli scienziati comprendono la diffusione del cancro ai polmoni

Una singola brace incandescente su uno sfondo scuro, con scintille che si disperdono in tutte le direzioni, a illustrare come i tumori secondari del cancro ai polmoni possano causare un’ulteriore diffusione in tutto il corpo.

Le metastasi del cancro ai polmoni stanno provocando nuovi focolai

Uno studio appena pubblicato su Nature (29 aprile 2026) ha rivoluzionato la comprensione scientifica delle modalità di diffusione del cancro ai polmoni nell’organismo, e i risultati hanno profonde implicazioni per il modo in cui diagnostichiamo, trattiamo e, in ultima analisi, combattiamo questa malattia.

La ricerca, condotta da gruppi dell’University College London e del Francis Crick Institute nell’ambito dello studio TRACERx sul cancro al polmone e del programma di autopsie PEACE, ha seguito 24 persone affette da carcinoma polmonare non a piccole cellule dalla diagnosi fino al decesso. Grazie al sequenziamento genetico dettagliato di 501 campioni tumorali – prelevati durante l’intervento chirurgico, nel corso del trattamento e all’autopsia – gli scienziati sono riusciti a ricostruire, per la prima volta con tale livello di dettaglio, la storia evolutiva completa della diffusione del tumore in ciascun paziente.

La scintilla che accende nuovi fuochi

Immaginate il cancro ai polmoni come una brace ardente. Si parte da un’unica fonte di calore. Ma man mano che le scintille volano in direzioni diverse e cadono altrove, iniziano a divampare nuovi fuochi – e questi nuovi fuochi a loro volta iniziano a lanciare le proprie scintille. La brace originaria passa quasi in secondo piano.

È proprio questo il risultato emerso da questo studio. Più della metà di tutti i tumori secondari – le metastasi – non proveniva direttamente dal tumore polmonare primario, bensì da altre metastasi. Nell’88% dei casi, sia il tumore primario che le metastasi già presenti costituivano fonti attive di ulteriore diffusione, dando origine a una cascata di nuovi focolai che gli scienziati avevano in precedenza sottovalutato.

I ricercatori hanno inoltre scoperto che più a lungo un tumore secondario cresceva, più diventava pericoloso – non solo di per sé, ma anche perché era più probabile che causasse un’ulteriore diffusione. Le metastasi rilevate alla prima scansione effettuata in occasione della recidiva avevano il doppio delle probabilità di dare origine ad altre metastasi rispetto a quelle individuate solo all’autopsia. Le metastasi precoci, se lasciate agire abbastanza a lungo, diventano punti di partenza.

Si tratta di un cambiamento significativo nel pensiero scientifico. Finora, in molti approcci terapeutici si è sempre partendo dal presupposto che i tumori secondari abbiano origine dal sito primario. Questa ricerca suggerisce che, nel momento in cui a molte persone viene diagnosticata una malattia in stadio avanzato, la cascata patologica è già ben avviata ed è sempre più guidata dalle metastasi stesse.

Lo studio ha inoltre evidenziato che le cellule tumorali che si diffondono oltre la cavità toracica – raggiungendo il cervello, il fegato, le ossa e altre sedi distanti – tendono a presentare livelli più elevati di instabilità cromosomica: un’alterazione genetica che potrebbe conferire ad alcune cellule una maggiore capacità di diffusione a distanza. Capire quali tumori presentano questa caratteristica potrebbe, in futuro, aiutare a identificare i soggetti a maggior rischio di sviluppare una malattia metastatica diffusa.

Il motivo per cui questa ricerca è stata possibile solo grazie ai pazienti

Vale la pena soffermarsi su come sia nata questa scienza.

Studi come questo richiedono qualcosa di straordinario: persone disposte, mentre sono ancora in vita, a donare il proprio corpo alla ricerca dopo la morte. Ogni campione tumorale prelevato durante l’autopsia, ogni dato che ha reso possibili questi risultati, esiste perché persone affette da cancro ai polmoni hanno scelto di contribuire alla scienza, pur sapendo che ciò non avrebbe salvato loro, ma avrebbe potuto salvare altri.

Noi di Lung Cancer Europe crediamo che le persone che hanno vissuto in prima persona questa esperienza debbano essere partner nella ricerca e nell’innovazione, non solo soggetti passivi. Questo studio è un esempio lampante di ciò che diventa possibile quando tale collaborazione è reale. Come sancito dalla nostra Carta 2026-2030, la raccolta di dati longitudinali di alta qualità è essenziale per migliorare l’assistenza e i risultati clinici. Ricerche come questa dimostrano esattamente il perché.

Cosa significa questo per le cure – e quali sono le lacune dell’Europa

Gli autori dello studio suggeriscono che un trattamento aggressivo e precoce delle metastasi esistenti – prima che abbiano il tempo di diffondersi ulteriormente – potrebbe potenzialmente interrompere questa cascata. La terapia consolidativa locale, che utilizza la radioterapia mirata o la chirurgia per trattare singole metastasi, è già impiegata in alcuni contesti, e questa ricerca offre una giustificazione biologica per prenderla in considerazione in pazienti accuratamente selezionati.

È importante sottolineare che la ricerca in questo campo è ancora in fase di sviluppo. Un importante studio clinico pubblicato nel 2024 – NRG-LU002 – non ha evidenziato un beneficio in termini di sopravvivenza derivante da questo approccio nei pazienti trattati principalmente con immunoterapia, sottolineando che individuare chi potrebbe trarne beneficio rimane una questione aperta e urgente. Gli stessi autori si mostrano cauti su questo punto. Tuttavia, il quadro biologico fornito da questo studio rappresenta un passo importante verso la risposta a tale domanda.

Ciò che non è in discussione è il divario europeo nell’accesso che circonda ogni potenziale progresso. In tutta Europa, l’accesso a strumenti diagnostici avanzati, sperimentazioni cliniche e nuovi approcci terapeutici rimane profondamente diseguale. Nei paesi europei a reddito più basso, le persone possono attendere oltre 600 giorni per accedere ai nuovi farmaci. In alcuni paesi, meno della metà dei pazienti affetti da cancro ai polmoni viene discussa nel corso di una riunione del team multidisciplinare – lo standard di cura di base che rende possibile, in primo luogo, l’adozione di decisioni terapeutiche sfumate e personalizzate.

La scienza sta avanzando rapidamente. I sistemi che dovrebbero garantire ai pazienti i benefici di tali progressi non riescono a tenere il passo.

Il quadro generale

Questo studio rafforza inoltre una posizione che Lung Cancer Europe sostiene da tempo: quella secondo cui una singola biopsia prelevata al momento della diagnosi fornisce un quadro incompleto e potenzialmente fuorviante della malattia di una persona. Man mano che il cancro si evolve e si diffonde, il panorama genetico delle metastasi può apparire molto diverso da quello del tumore primario. I ricercatori hanno scoperto che le singole metastasi erano sistematicamente meno complesse dal punto di vista genetico rispetto al tumore primario, ma che, considerate nel loro insieme in tutto il corpo, la diversità complessiva risultava comparabile. Ciò significa che basare il trattamento su un unico campione, prelevato da un unico sito in un determinato momento, comporta il rischio di trascurare gran parte di ciò che sta effettivamente accadendo.

Una diagnostica più accurata, compreso l’accesso a test ripetuti sui biomarcatori, non è un lusso. Si tratta di una necessità clinica, che rimane però fuori dalla portata di troppe persone in tutta Europa.

Il cancro ai polmoni rimane la principale causa di morte per tumore in Europa, con 484.000 nuovi casi e 376.000 decessi ogni anno. Una ricerca di tale profondità e ambizione offre un vero motivo di speranza. Tuttavia, tradurre questa speranza in risultati migliori per le persone affette da cancro ai polmoni in tutta Europa – indipendentemente dal luogo in cui vivono o dalle risorse di cui dispone il loro sistema sanitario – rimane un compito urgente e ancora da portare a termine.

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